domenica 9 settembre 2012

La MdN parte prima


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Davide Sapienza

LA MUSICA DELLA NEVE
Piccole variazioni
sulla materia bianca


Davide Sapienza vive e immagina sotto la Presolana dal 1990. Scrittore, giornalista e traduttore (gli studi e le traduzioni di Jack London sono culminati con la nuova versione di Il richiamo della foresta nel 2011 per Feltrinelli), è esperto di terre del Nord (curando volumi di Fridtjof Nansen e R.F. Scott) e ama scrivere ascoltando le voci della terra. Il suo debutto in narrativa, nel 2004, fu I diari di Rubha Hunish; un manifesto dedicato alla dimensione interiore del Viaggio. La sua letteratura, legata alla natura (come in La strada era l'acqua) ha ispirato nel 2009 il documentario della Tv Svizzera Italiana, La sapienza di Davide, Parole in cammino. Ha vinto il premio
Pigna d'argento 2011 come migliore autore emergente. In ristampa per Galaad Edizioni La valle di Ognidove, il suo secondo romanzo. Presenta i suoi libri con camminate letterarie, trekking di più giorni, e reading musicali. Il suo sito è www.davide sapienza.it.




Eccola.
Si avvicina veloce,
Il ghiaccio si spezza.
Verso est canali d'acqua aperta,
ghiaccio frastagliato, l'infinito deserto
dei campi di neve — la materia prima
del Viaggio Bianco. A ovest, le basse colline
rivestite dal ghiaccio riflettono
la visione dei canali aperti,
blu come il cielo: è la visione di una mappa
in continuo mutamento, che non consente calcoli
e non fornisce coordinate immutabili.
È la mappa bianca della neve,
è la musica del suo cammino.





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come potrebbe avere un inizio la materia bianca? Per la neve non è mai esistita una prima volta. Sarebbe come credere che esiste l'inizio della musica, di una sorgente, della vita stessa. Ci sono cose che sono da sempre e che vivono nell'eternità della propria essenza ciclica: la neve è una di quelle. Sono le stesse che avvolgono il pianeta in quel manto di misteriosa bellezza che vivendo ci trasforma. Questa bellezza è l'aspetto visibile e invisibile della Terra, l'organismo vivente di cui facciamo parte e che non può essere posseduta. È un archetipo e lo si riconosce con i sensi e con l'anima. II bambino sa che la neve è bella: la vede e si meraviglia. Attraverso la gioia esprime l'amore per ciò che è senza tempo, ciò che non ha inizio né fine.

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Per me la neve è una musica che danza nel tempo antico di ogni essere vivente. Come la musica, è un linguaggio universale che sa suscitare emozioni profonde. La materia bianca, come tutto ciò che proviene dagli spazi siderali, cambia i paesaggi geografici ma anche quelli interiori perchè neve significa viaggio nello spazio. Dalle emozioni scaturisce l'immaginazione e si libera la fantasia: queste emozioni sono il viaggio delle prossime pagine, le variazioni della materia bianca che è fredda come l'energia pura, inafferrabile come la luce ma reale come l'universo.
Jack London, nel racconto intitolato Il rosso ci parla del mistero della vita e nel descrivere un'inquietante sfera rossa giunta chissà come nel cuore di un'isola nei mari del Sud scrive: «[...] era frutto di un progetto, non del caso: in essa era contenuto il linguaggio e la conoscenza delle stelle». Questa descrizione esprime perfettamente ciò che la neve suscita in me: la sua energia è emozione; il suo verbo è emozionare, in questo verbo c'è un senso di movimento, l'idea che azionare l'anima serva a calarsi in qualcosa di profondo.

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E' meglio che io confessi subito — qui e ora: se ai miei occhi la neve appare come una materia, ai miei sensi essa trasmette l'idea di metamorfosi. Le «piccole variazioni sulla materia bianca» sono le mie variazioni, metafore del mio sguardo, simboli del viaggio terreno che si compone di piccoli viaggi luminosi che sono come le perle di una collana.
Nel 2007 la neve occupò un ruolo importante nel mio romanzo La valle di Ognidove. Grazie a lei volevo offrire al protagonista la via verso la soglia del tempo. In un'alba di Natale, solo su un altopiano bianco, Ishmael realizza la sua visione bianca: «I rami... sono i rami che vengono dal ciclo e che hanno il disegno dei fiocchi di neve... perché no? Quanti fossili si sono trasformati in pietre, rivelando disegni straordinari? Quant'acqua ha eroso montagne invincibili, facendole scivolare verso l'oblio e il deserto? I fiocchi di neve non sono neppure materia, i fiocchi sono essenza. Agli occhi appaiono come forma perché sappiamo accettare la forma più dell'essenza. Ma loro sono essenza, la materializzazione di uno spirito eterno come l'acqua».

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Ecco: la mia musica bianca riprende il discorso da questo punto. Il viaggio che ci invita a cercare il mondo è il desiderio di tornare alla partenza ed è come il primo fiocco di neve, che non può essere esistito: il suo ritmo si propaga in uno spazio fatto di qualcosa che non se ne va ma che semplicemente si trasforma, attraverso le stagioni. Questa è la ragione che lega la neve al mio destino: come abbandono la strada conosciuta, mi inoltro nei campi bianchi dell'inverno e vedo la distesa innevata, io desidero farne parte.
Ho la sensazione che quella distesa sia in attesa. Congedo il pensiero razionale, non ho aspettative. Sono consapevole però di "nevigare" perché entro a fare parte della metamorfosi del bianco. E colui che viaggia vivendo l'istante sa che ogni luogo è adatto per riconoscere l'anima in cammino, che ogni luogo è l'Ognidove.
Ma torniamo alla bianca distesa oltre la strada conosciuta. Provate a immaginarla e poi osservate la vostra immagine durante una nevicata: ogni dettaglio è perfezione, l'uniformità dello stile è magnifica, la precisione del disegno in-

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superabile, le differenze di ogni piccolo paesaggio creato dalle forme del terreno e dalla luce illuminanti e geniali. Nella memoria si imprimono dettagli che l'uniformità esalta. Ogni piccolo fiocco vive nella fantasia e la grande distesa bianca esiste, si crea davanti agli occhi e sotto i passi del cammino. E allora che immagino la neve nel suo passaggio dal cielo alla terra e il suo viaggio diventa anche il mio: nasce così la relazione che crea il dialogo di chi si lascia cullare dal bianco.
Se ogni fiocco di neve è unico, unico sarà ogni passo sulla terra bianca. Questo viaggio è corpo, mente e spirito di un cammino che si ripete senza mai essere uguale: se non esistono due fiocchi di neve uguali (né mai sono esistiti), non possono esistere due viaggi uguali (né mai sono esistiti). Il viaggio bianco ti denuda e davanti alla neve ti mette sulla via della creazione, ti parla di tutto ciò che è stato e soprattutto di tutto ciò che potrà essere se ti metti in cammino. A lei chiedo di essere la mia strada e di svelarmi dove conducono i campi

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senza fine della terra bianca. Da lì, poi, troverò un giorno nuovo.
Per molte persone la neve non è una variazione dell'acqua (o viceversa), bensì qualcosa da rimuovere, uno sgradevole impedimento. Anche questo è sintomo della grave automutilazione umana in atto da secoli, la rescissione della nostra appartenenza alla Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale. Il tradimento degli elementi naturali, che non sappiamo più amare se non in funzione dei nostri bisogni è la rinuncia collettiva alla riserva di immaginario
che andrebbe invece custodita come ispirazione preziosa per la sopravvivenza della specie. Che repulsione provo quando sento chiamare neve e pioggia maltempo. Per me il maltempo (restando in tema) sono le motoslitte, il caos delle stazioni sciistiche e chi chiama fuoripista lo sci escursionismo: non la pioggia e la neve. L'umanità vampirizza le sorgenti della vita, poi le disprezza se crede che non le siano utili.
Quando nevica la gioia mi pervade corpo spirito e mente. Sento l'energia che la vita mi regala perché quella neve mi fornirà ispirazione e

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compagnia, mentre consentirà alla collettività di perpetuarsi. Quando la neve si adagia, è sorgente di conoscenza e si fa riconoscere in sostanza pura: energia vitale. La neve ha cantato note infinite per eoni, affidandosi al viaggio delle epoche esattamente come la musica ha seguito la storia, rendendo eterne vicende e luoghi poiché, indomabile e libera, è sfuggita a ogni controllo. E come la musica, la neve ha cantato e si è espressa dove la Terra può godere di una solitudine raramente concessa alla nostra stupida cagnara quotidiana.
Ecco, la mia neve è un viaggio e se volete, siete tutti invitati.

2 commenti:

  1. Alcune frasi che mi hanno colpito, lasciandomi riflettere:

    “emozionare, in questo verbo c'è un senso di movimento, l'idea che azionare l'anima serva a calarsi in qualcosa di profondo.”

    “ai miei sensi essa [la neve] trasmette l'idea di metamorfosi”

    “Questa è la ragione che lega la neve al mio destino: come abbandono la strada conosciuta, mi inoltro nei campi bianchi dell'inverno e vedo la distesa innevata, io desidero farne parte.”

    “se non esistono due fiocchi di neve uguali (né mai sono esistiti), non possono esistere due viaggi uguali (né mai sono esistiti)”

    “Per molte persone la neve non è una variazione dell'acqua (o viceversa), bensì qualcosa da rimuovere, uno sgradevole impedimento. Anche questo è sintomo della grave automutilazione umana in atto da secoli, la rescissione della nostra appartenenza alla Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale.”

    Ma quella più sento vicina, dentro forse:
    “E colui che viaggia vivendo l'istante sa che ogni luogo è adatto per riconoscere l'anima in cammino”

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  2. a me hanno colpito:
    "Per me la neve è una musica che danza nel tempo antico di ogni essere vivente... La materia bianca..cambia i paesaggi geografici ma anche quelli interiori perchè neve significa viaggio nello spazio."(cap.12)L'esistenza di qualcosa al di là del tempo, l'importanza del viaggio interiore.
    "il suo ritmo si propaga in uno spazio fatto di qualcosa che non se ne va ma che semplicemente si trasforma, attraverso le stagioni...E colui che viaggia vivendo l'istante sa che ogni luogo è adatto per riconoscere l'anima in cammino, che ogni luogo è l'Ognidove."(cap14)La non staticità delle cose e delle persone, in ogni luogo si può trovare sè stessi, se lo si vuole fare.
    "..Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale"(cap.16)Siamo piccolissime cellule.
    " affidandosi al viaggio delle epoche esattamente come la musica ha seguito la storia.. poiché, indomabile e libera, è sfuggita a ogni controllo...la mia neve è un viaggio e se volete, siete tutti invitati"(cap.17)Libertà stà alla base del viaggio, ne è fondamento. Tutti,nessuno escluso, sono invitati a percorrerlo.
    Grazie per questo libro.
    diletta

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