1
Davide
Sapienza
LA
MUSICA DELLA NEVE
Piccole
variazioni
sulla materia
bianca
Davide Sapienza vive e immagina
sotto la Presolana dal 1990. Scrittore, giornalista e traduttore (gli
studi e le traduzioni di Jack London sono culminati con la nuova
versione di Il richiamo della foresta nel
2011 per Feltrinelli), è esperto di terre del Nord (curando volumi
di Fridtjof Nansen e R.F. Scott) e ama scrivere ascoltando le voci
della terra. Il suo debutto in narrativa, nel 2004, fu I
diari di Rubha Hunish; un
manifesto dedicato alla dimensione interiore del Viaggio. La sua
letteratura, legata alla natura (come in La strada era
l'acqua) ha ispirato nel 2009 il
documentario della Tv Svizzera Italiana, La sapienza di
Davide, Parole in cammino. Ha
vinto il premio
Pigna
d'argento 2011 come migliore autore emergente. In ristampa per Galaad
Edizioni La
valle di Ognidove, il
suo secondo romanzo. Presenta i suoi libri con camminate letterarie,
trekking di più giorni, e reading musicali. Il suo sito è
www.davide sapienza.it.
Eccola.
Si
avvicina veloce,
Il
ghiaccio si spezza.
Verso
est canali d'acqua aperta,
ghiaccio
frastagliato, l'infinito deserto
dei
campi di neve — la
materia prima
del
Viaggio Bianco. A ovest, le basse colline
rivestite
dal ghiaccio riflettono
la
visione dei canali aperti,
blu
come il cielo: è la visione di una mappa
in
continuo mutamento, che non consente calcoli
e
non fornisce coordinate immutabili.
È
la mappa bianca della neve,
è
la musica del suo cammino.
11
come
potrebbe avere un inizio la materia bianca? Per la neve non è mai
esistita una prima volta. Sarebbe come credere che esiste l'inizio
della musica, di una sorgente, della vita stessa. Ci sono cose che
sono da sempre e che vivono nell'eternità della propria essenza
ciclica: la neve è una di quelle. Sono le stesse che avvolgono il
pianeta in quel manto di misteriosa bellezza che vivendo ci
trasforma. Questa bellezza è l'aspetto visibile e invisibile della
Terra, l'organismo vivente di cui facciamo parte e che non può
essere posseduta. È un archetipo e lo si riconosce con i sensi e con
l'anima. II bambino sa che la neve è bella: la vede e si meraviglia.
Attraverso la gioia esprime l'amore per ciò che è senza tempo, ciò
che non ha inizio né fine.
12
Per
me la neve è una musica che danza nel tempo antico di ogni essere
vivente. Come la musica, è un linguaggio universale che sa suscitare
emozioni profonde. La materia bianca, come tutto ciò che proviene
dagli spazi siderali, cambia i paesaggi geografici ma anche quelli
interiori perchè neve significa viaggio nello spazio. Dalle emozioni
scaturisce l'immaginazione e si libera la fantasia: queste emozioni
sono il viaggio delle prossime pagine, le variazioni della materia
bianca che è fredda come l'energia pura, inafferrabile come la luce
ma reale come l'universo.
Jack
London, nel racconto intitolato Il
rosso ci
parla del mistero della vita e nel descrivere un'inquietante sfera
rossa giunta chissà come nel cuore di un'isola nei mari del Sud
scrive: «[...] era frutto di un progetto, non del caso: in essa era
contenuto il linguaggio e la conoscenza delle stelle». Questa
descrizione esprime perfettamente ciò che la neve suscita in me: la
sua energia è emozione; il suo verbo è emozionare, in questo verbo
c'è un senso di movimento, l'idea che azionare l'anima serva a
calarsi in qualcosa di profondo.
13
E'
meglio che io confessi subito — qui e ora: se ai miei occhi la neve
appare come una materia, ai miei sensi essa trasmette l'idea di
metamorfosi. Le «piccole variazioni sulla materia bianca» sono le
mie variazioni, metafore del mio sguardo, simboli del viaggio terreno
che si compone di piccoli viaggi luminosi che sono come le perle di
una collana.
Nel
2007 la neve occupò un ruolo importante nel mio romanzo La
valle di Ognidove. Grazie
a lei volevo offrire al protagonista la via verso la soglia del
tempo. In un'alba di Natale, solo su un altopiano bianco, Ishmael
realizza la sua visione bianca: «I rami... sono i rami che vengono
dal ciclo e che hanno il disegno dei fiocchi di neve... perché no?
Quanti fossili si sono trasformati in pietre, rivelando disegni
straordinari? Quant'acqua ha eroso montagne invincibili, facendole
scivolare verso l'oblio e il deserto? I fiocchi di neve non sono
neppure materia, i fiocchi sono essenza. Agli occhi appaiono come
forma perché sappiamo accettare la forma più dell'essenza. Ma loro
sono essenza, la materializzazione di uno spirito eterno come
l'acqua».
14
Ecco:
la mia musica bianca riprende il discorso da questo punto. Il viaggio
che ci invita a cercare il mondo
è il desiderio di tornare alla partenza ed è come il primo fiocco
di neve, che non può essere esistito: il suo ritmo si propaga in uno
spazio fatto di qualcosa che non se ne
va ma che semplicemente si trasforma,
attraverso le stagioni. Questa è la ragione che lega la
neve al mio destino: come abbandono la
strada conosciuta, mi inoltro nei campi bianchi dell'inverno e vedo
la distesa innevata, io desidero farne parte.
Ho
la sensazione che quella distesa sia in
attesa. Congedo il pensiero razionale,
non ho aspettative.
Sono consapevole
però di "nevigare" perché
entro a fare parte della metamorfosi del
bianco. E colui che viaggia vivendo
l'istante sa che ogni
luogo è adatto per riconoscere l'anima
in cammino, che ogni luogo è
l'Ognidove.
Ma
torniamo alla bianca distesa oltre la strada conosciuta. Provate a
immaginarla e poi osservate la vostra immagine durante
una nevicata:
ogni dettaglio è perfezione, l'uniformità dello stile è magnifica,
la precisione del disegno in-
15
superabile,
le differenze di ogni piccolo paesaggio creato dalle forme del
terreno e dalla luce illuminanti e geniali. Nella memoria si
imprimono dettagli che l'uniformità esalta. Ogni piccolo fiocco vive
nella fantasia e la grande distesa bianca esiste, si crea davanti
agli occhi e sotto i passi del cammino. E allora che immagino la neve
nel suo passaggio dal cielo alla terra e il suo viaggio diventa anche
il mio: nasce così la relazione che crea il dialogo di chi si lascia
cullare dal bianco.
Se
ogni fiocco di neve è unico, unico sarà ogni passo sulla terra
bianca. Questo viaggio è corpo, mente e spirito di un cammino che si
ripete senza mai essere uguale: se non esistono due fiocchi di neve
uguali (né mai sono esistiti), non possono esistere due viaggi
uguali (né mai sono esistiti). Il viaggio bianco ti denuda e davanti
alla neve ti mette sulla via della creazione, ti parla di tutto ciò
che è stato e soprattutto di tutto ciò che potrà essere se ti
metti in cammino. A lei chiedo di essere la mia strada e di svelarmi
dove conducono i campi
16
senza
fine della terra bianca. Da lì, poi, troverò un giorno nuovo.
Per
molte persone la neve non è una variazione dell'acqua (o viceversa),
bensì qualcosa da rimuovere, uno sgradevole impedimento. Anche
questo è sintomo della grave automutilazione umana in atto da
secoli, la rescissione della nostra appartenenza alla Madre Terra,
organismo del quale siamo cellule non parte centrale. Il tradimento
degli elementi naturali, che non sappiamo più amare se non in
funzione dei nostri bisogni è la rinuncia collettiva alla riserva di
immaginario
che
andrebbe invece custodita come ispirazione preziosa per la
sopravvivenza della specie. Che repulsione provo quando sento
chiamare neve e pioggia maltempo. Per me il maltempo (restando in
tema) sono le motoslitte, il caos delle stazioni sciistiche e chi
chiama fuoripista lo sci escursionismo: non la pioggia e la neve.
L'umanità vampirizza le sorgenti della vita, poi le disprezza se
crede che non le siano utili.
Quando
nevica la gioia mi pervade corpo spirito e mente. Sento l'energia che
la vita mi regala perché quella neve mi fornirà ispirazione e
17
compagnia,
mentre consentirà alla collettività di perpetuarsi. Quando la neve
si adagia, è sorgente di conoscenza e si fa riconoscere in sostanza
pura: energia vitale. La neve ha cantato note infinite per eoni,
affidandosi al viaggio delle epoche esattamente come la musica ha
seguito la storia, rendendo eterne vicende e luoghi poiché,
indomabile e libera, è sfuggita a ogni controllo. E come la musica,
la neve ha cantato e si è espressa dove la Terra può godere di una
solitudine raramente concessa alla nostra stupida cagnara quotidiana.
Ecco,
la mia neve è un viaggio e se volete, siete tutti invitati.
Alcune frasi che mi hanno colpito, lasciandomi riflettere:
RispondiElimina“emozionare, in questo verbo c'è un senso di movimento, l'idea che azionare l'anima serva a calarsi in qualcosa di profondo.”
“ai miei sensi essa [la neve] trasmette l'idea di metamorfosi”
“Questa è la ragione che lega la neve al mio destino: come abbandono la strada conosciuta, mi inoltro nei campi bianchi dell'inverno e vedo la distesa innevata, io desidero farne parte.”
“se non esistono due fiocchi di neve uguali (né mai sono esistiti), non possono esistere due viaggi uguali (né mai sono esistiti)”
“Per molte persone la neve non è una variazione dell'acqua (o viceversa), bensì qualcosa da rimuovere, uno sgradevole impedimento. Anche questo è sintomo della grave automutilazione umana in atto da secoli, la rescissione della nostra appartenenza alla Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale.”
Ma quella più sento vicina, dentro forse:
“E colui che viaggia vivendo l'istante sa che ogni luogo è adatto per riconoscere l'anima in cammino”
a me hanno colpito:
RispondiElimina"Per me la neve è una musica che danza nel tempo antico di ogni essere vivente... La materia bianca..cambia i paesaggi geografici ma anche quelli interiori perchè neve significa viaggio nello spazio."(cap.12)L'esistenza di qualcosa al di là del tempo, l'importanza del viaggio interiore.
"il suo ritmo si propaga in uno spazio fatto di qualcosa che non se ne va ma che semplicemente si trasforma, attraverso le stagioni...E colui che viaggia vivendo l'istante sa che ogni luogo è adatto per riconoscere l'anima in cammino, che ogni luogo è l'Ognidove."(cap14)La non staticità delle cose e delle persone, in ogni luogo si può trovare sè stessi, se lo si vuole fare.
"..Madre Terra, organismo del quale siamo cellule non parte centrale"(cap.16)Siamo piccolissime cellule.
" affidandosi al viaggio delle epoche esattamente come la musica ha seguito la storia.. poiché, indomabile e libera, è sfuggita a ogni controllo...la mia neve è un viaggio e se volete, siete tutti invitati"(cap.17)Libertà stà alla base del viaggio, ne è fondamento. Tutti,nessuno escluso, sono invitati a percorrerlo.
Grazie per questo libro.
diletta